Certo non può sfuggire che i lavoratori statali sono sfiancati da continui attacchi ai propri diritti su ogni piano, turlupinati nei contratti, incalzati dalla precarietà più feroce, criminalizzati dalle campagne stampa “spazzatura” dei media al soldo della Confindustria. E i sindacati che fanno? Niente?…Stanno indolenti a guardare, o hanno le mani talmente legate che gli si ” intrecciano le dita”?Di fronte all’attacco liberista sulla «produttività» e sulla «competitività», frutto di un connubio poco casto tra i reggicoda di Monsieur Le Capital: Montezemolo e Padoa-Schioppa, e benedetto da Bankitalia, per frantumare le resistenze del lavoro ed imporre le logiche della precarizzazione assoluta, le pratiche verticistiche sono diventate un terreno scivoloso per i sindacati la cui unica prospettiva è perdere o "limitare il danno".
In nome di quelle leggi di mercato che si sono disvelate come il vero e solo responsabile di questo presente fatto di miseria e di guerre assassine, per l’ennesima volta i lavoratori sono stati bidonati sul testo di un accordo contrattuale senza piattaforma né sottoposto al voto - la volta precedente è stata con il memorandum – e sbeffeggiati da una pseudo-reazione sindacale smaccatamente inadeguata, anzi da un maldestro tentativo di “indorare la pillola”: perché è incontestabile che è questo oggi il ruolo principale del sindacato-Fracchia. Facile allora scivolare nel ridicolo!
La sgangherata difesa di quest’ultimo orrendo contratto smarrita in un labirinto di equivoci, oltre ad essere una lugubre epigrafe annunciante la morte del sindacato, se non bastasse, contribuisce ad insinuare nel lavoratore il virus di una perniciosa forma di fatalismo e di meccanicismo, sicché il rapporto sindacato-lavoratori che sta praticamente colando a picco o più genericamente la conclamata “crisi del sindacato”, da motivo di riflessione per ristabilire la priorità imprescindibile dei bisogni dei lavoratori, rischia di essere invece identificata come segno immutabile e incontrovertibile dei tempi.
“Il sindacato non abita più qui!”. Ora abita un territorio complicato e controverso come la politica. Infatti nel sindacato è cresciuto a dismisura il bubbone degli apparati, il ruolo politico «generale» rispetto al ruolo contrattuale, a tutto vantaggio del livello confederale rispetto alle categorie, rubando i mezzi all'azione diretta. Ciò si evidenzia non tanto dentro il luogo di lavoro dove magari la latitanza sindacale sul piano della difesa attiva dei lavoratori è compensata da una sorta di clientelismo assistenziale, quanto nella contrattazione e nel momento simbolico e ricompositivo della manifestazione di piazza. Questo meccanismo di centralizzazione burocratica, rende gli apparati sempre più autonomi rispetto ai lavoratori, sempre più legati al governo, da cui dipendono sempre di più. Quindi cresce lo spirito di dipendenza, la natura gregaria e da qui il pompieraggio e la necessità di mettere la sordina alle lotte dei lavoratori, apportando argomentazioni senza diritti di cittadinanza.
E’ un processo assai remoto che si è accentuato senza dubbio negli anni della concertazione, che ha cancellato la pratica democratica espropriandola in favore di un ripristino passivizzante di una delega in bianco. I sindacati, abdicando al loro compito, sono diventati sempre più organizzazioni centriste, sempre più una sorta di lobby politiche, piuttosto che uno strumento di contrattazione. E contano sempre meno non solo i lavoratori ma anche gli iscritti. Un espediente per continuare a vivacchiare, di un sindacato in crisi profonda?
Il fenomeno, in realtà, è troppo complesso per restringerlo in una definizione (anche “Fracchia” non basta!): più che un unico fiume in piena, sono tanti ruscelli con sorgenti diverse e percorsi talvolta opposti. Tutti però arrivano allo stesso punto….quello battuto da questi nuovi profeti dell’introversa rassegnazione.
Diventa sempre più chiaro che la sola risposta a questo stato di cose, l’unica prospettiva di progetto, passando per il superamento della propria parrocchia sindacale, è l’auto-organizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici armata di proprie ragioni e propri metodi di lotta, basata sulla democrazia diretta e sul potere dell’assemblea generale, che può costringere i sindacati parolai a gettare la maschera e i lavoratori a schierarsi.
La devastante manovra economica di agosto
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arrivata, ben più pesante, quella di agosto. Per andare incontro alla crisi
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